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Casella risponde, che l'angelo più volte gli aveva negato il passaggio; ma poi che « da tre mesi [cioè dal Natale del 1299] egli ha tolto chi ha voluto entrar, con tutta pace », ora è stato benignamente da lui ricolto. Perchè e dove, durante quei tre mesi, l'anima. di Casella sia andata altrove errando, e soltanto ora. sia ritornata alla foce del Tevere, ove convengono le anime di coloro che muoiono riconciliati con Dio per passare al purgatorio nel vasello guidato dal celestial nocchiero, rimane un enigma.

Il Monti prosegue dicendo che forse Dante e gli oratori ch'eran con lui, giunti in Roma scavalcarono all'albergo dell'Orso, o a talun altro di que' tanti alberghi ch'eran li presso » (1). Ed ecco quel « forse » del Monti assumere tosto sostanza e autorità di « leggenda ». F. Cerasoli nelle sue Ricerche storiche intorno agli Alberghi di Roma dal secolo XIV al XIX (Roma, 1893) a proposito dell'albergo dell'Orso avverte : « si ricorda la leggenda che ivi alloggiasse Dante, allorchè questi si recò in Roma nel 1300» e cita in piè di pagina: « A. Monti, Opere, Tom. I, pag. 260 ».

Il Giornale Dantesco diretto dal Passerini nel 1895 < per commemorare, in qualche modo, il giubileo di Roma. capitale d'Italia » pubblicava « nobili versi » del professor Giovanni Franciosi intitolati Il Balcone dell'Orso:

Dopo tanto mutar di genti e d'opre,

il vecchio albergo, che dall'Orso ha nome,
d'un leggiadro balcone ancor s'adorna.

E forse di lassù, morendo il giorno,
l'anno del giubileo, mentre in due brune
liste, su per lo ponte, un inquïeto
popolo si mescea, Dante guardava
pensoso (1)

(1) ibid. pag. 261.

E col numero segnato qui tra le parentesi era in piè di pagina la citazione: « Cfr. A. Monti, Opere » (1).

L'anno dopo il Giornale Dantesco annunziava che il prof. Giovanni Franciosi ha proposto al sindaco di Roma di porre una pietra sul fianco nord-ovest dell'antico albergo dell'Orso in memoria dei più notabili visitatori di Roma dal secolo XIV al XVI. In quell'albergo, come si sa, è voce che alloggiasse Dante nel 1300.... Speriamo» chiudeva il buon G. Lando << che la saggia proposta abbia lieta accoglienza dalla Commissione storico-letteraria del Comune di Roma, alla quale l'assessore E. Cruciani Alibrandi si è affrettato a comunicarla » (2). Fortunatamente la Commissione passò agli archivi la « saggia proposta ».

*

**

L'Alighieri non alloggiò all'albergo dell'Orso nel 1300. Egli non fu a Roma, nè come pellegrino nè come ambasciatore del suo Comune, l'anno del giubileo; bensì venne come ambasciatore a Bonifacio VIII nell'autunno del 1301 (3). E nemmeno allora « scavalcò » all'albergo dell'Orso, che non esisteva.

Il Cerasoli confessa che, « tolto questo ricordo leggendario [cioè il « forse » fiorito dalla fantasia di Achille Monti], l'albergo dell'Orso sparisce nelle cronache di quel secolo » (4). E veramente non sparisce, perchè non vi è mai apparso.

(1) Giornale Dantesco diretto da G. L. PASSERINI. Anno III. Quaderno V-VI.

(2) Anno III. Quaderno VII-VIII.

(3) E fu quella la prima ed unica volta che l'Alighieri venne a Roma. Vedi: E. Rossi. Dante a Roma nel fasc. del 15 luglio 1926 della Rivista d'Italia.

(4) Ricerche cit.

E. Zaniboni autore di un libro sugli Alberghi ita-
liani e viaggiatori stranieri (sec. XIII-XVIII)(1) di-
chiara che, per quante indagini abbia fatte, non gli è
accaduto di rintracciare un solo documento, da cui
risulti l'esistenza dell'albergo dell'Orso nel secolo XIV.
Di esso non si trova menzione nemmeno nel se-
colo XV.

Se negli anni di giubileo «i Romani tutti erano
fatti albergatori » come osservò Matteo Villani, pelle-
grino nel 1350 (Clemente VI ridusse ad ogni cinquan-
tesimo anno il generale perdono); e Giovanni Rucellai,
che fu a Roma nel giubileo del 1450, contò «< hosterie
1022 che tengono insegna di fuori, et senza insegna
anche uno grande numero »; pur nei tempi normali
vi erano numerosi gli hospitia ossia alberghi o lo-
cande vere e proprie (hospitium la locanda ed hospes
il proprietario, onde hoste l'albergatore ed hosteria l'al-
bergo: a Roma ancor nel secolo XVII si chiamavano
italianamente osterie anche i principali alberghi), e le
tabernae, in cui si dava vino e cibo e anche si affit-
tavano camere.

Del secolo XIV si conoscono l'albergo della Corona
a Monte Giordano, della Campana e del Sole a Campo
di Fiori. Narra il cronista Galeazzo Gataro, che messer
Francesco da Carrara, signore di Padova, venne nel
1357 a Roma « e cavalcò più honoratamente, che Prin-
cipe, che li fosse.... Essendo adunque il prefato Signore
giunto a Roma, et arrivato nell'albergo della Luna, et
in quello non si trovando essere alcuno camino, dove
potesse far fuoco, perchè a quel tempo nella Città di
Roma non n'era mai stato fatto alcuno, e perchè ogni
huomo faceva i suoi fuochi in mezzo le case in terra...,
avendo menato con lui muratori e di ogni ragione

(1) Napoli, 1921. pag. 126.

artigiani, esso Signore fe' edificare nella detta stanza due nappe da camino in volta secondo nostro costume.... E dappoi fatto questo, sempre si sono usati a Roma camini per fare fuochi » (1). L'albergo della Luna, nel quale alloggiò il signore di Padova, gareggiando in splendidezza con i Visconti, gli Scaligeri, i Gonzaga, il marchese di Ferrara ed altri Principi che si trovavano in Roma, era forse quello presso S. Celso a ponte.

La vigilia di Natale del 1468 giunse a Roma l'imperatore Federico III, con seguito di nobili e cavalieri, e più centinaia di cavalli. Il pontefice Paolo II «< excepit illum amantissime et divertit in Aula Archipresbiteri » (2), ed alloggiò il corteggio imperiale negli alberghi della città a spese della Camera apostolica. I conti dei relativi pagamenti (3) forniscono i nomi d'una ventina di hospitia: della Campana a Monte Giordano, alle Spade in Monte Giordano, dell'Angelo, del Basilisco, del Leone presso Monte Giordano, quasi incontro a Torre di Nona, dello Scudo, delle Chiavi, alla Nave, del Sole, alla Stella, di Francia, di san Giovanni, della Corona a Campo di Fiori, ancora un altro albergo del Leone (non si aveva l'esclusiva proprietà delle insegne), della Campana a Campo di Fiori, del Montone alla Rotonda, del Saraceno, dell'Oca, del Delfino, alla Corona presso Monte Giordano, della Scala, dell'Asino presso S. Pietro.

I

Il di aprile del 1471 entrò in Roma « comitatus à perpulchris ornatisque hominibus », con più centinaia di cavalli e muletti, Borso duca di Modena << et diversit

(1) MURATORI. Rerum Italic. Script. tomo XVII.

(2) Diaria sub Paulo Papa Secundo. Ms. Barb. lat. 2793 della Biblioteca Vaticana.

(3) Documento pubblicato dal Cerasoli in appendice alle sue Ricerche cit.

in Palatio Archipraesbiteri » (1). Il suo seguito, per ordine di papa Paolo II, fu alloggiato a spese della Camera apostolica negli alberghi del Sole, della Spada (diverso da quello delle Tre Spade), della Torre, della Nave, della Stella, della Nave in Campo di Fiori, del Cammello, della Corona, della Luna, della Chiave, del Montone, della Campana, dello Scudo, dell'Angelo, di santa Caterina, della Galea, della Cerasa, del Delfino, di santo Trifone presso la Scrofa (2).

Nel secolo XV sono anche ricordati gli alberghi della Luna a Campo di Fiori, della Vacca, del Bove, della Donzella, dello Specchio, del Bordone, dell'Elmo (3).

Soltanto nel secolo XVI si trova menzionato l'albergo dell'Orso, e per la prima volta, come notò il Cerasoli, nel « censimento » delle case della Città di Roma sotto Leone X, pubblicato dall'Armellini (4). Nella parrocchia di So Blasio de tincta (5), in Rione

(1) Diaria sub Paulo Papa Secundo, cit.

(2) Anche il documento di queste spese è pubblicato in appendice alle Ricerche del Cerasoli.

(3) ZANIBONI op. cit.

(4) MARIANO ARMELLINI. Un censimento della Città di Roma sotto il Pontificato di Leone X tratto da un codice inedito dell'Archivio Vaticano. Roma 1882. Tale « censimento » potè avere uno scopo fiscale, certamente non quello di conoscere il numero degli abitanti di Roma. Fu poi chi lo ripetè per sua privata curiosità. In un Avviso di Roma del 18 ottobre 1586 sí legge : « È cosa chiara, che della descrittione, et nota fatta di tutte le case di Roma, che N. S.re non ne sapeva niente, ragionandosi anco variamente ad istanza di chi, et perche sia stata fatta questa diligenza ». E in altro Avviso del 25 dello stesso mese: « La descrittione fatta delle case di Roma fù per curiosità d'un Particolare, che voleva per questa via sapere quante case da 50 anni in quà erano cresciute in Roma ». Ms. Urb. lat. 1054 della Biblioteca Vaticana.

(5) Comprendeva una trentina di famiglie, tra S. Lucia della tinta e S. Maria in posterula. S. Biagio è uno dei santi che ebbero un maggior numero di chiese dedicate in Roma.

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