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AQUILEJA

E LE CHIESE DERIVATE DA ESSA

Vol. VIII.

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INTRODUZIONE

Prima di accingermi a narrare gli avvenimenti della chiesa di Aquileja, non sarà fuor di proposito, che io faccia conoscere le principali fonti, a cui la storia di essa sarò per attingere. Imperciocchè lo studio di questa importantissima provincia tenne occupati, particolarmente sul secolo passato, i più eruditi indagatori delle ecclesiastiche antichità, ed aggiunse alle notizie, che per lo addietro si avevano, interessanti e nuove notizie, per le quali apparve essa sempre più degna di considerazione e di illustrazione. Colla guida degli scarsi lumi, che ai giorni suoi avevano diffuso i pochi, che lo avevano preceduto, l'Ughelli sino dalla metà del secolo XVII, aveva scritto nel quinto volume dell'Italia sacra le vite dei patriarchi di Aquileja ed aveva tracciato, benchè tortuoso e incerto, il sentiero per chi più estesamente ed esattamente vi si avesse voluto occupare. E vi si occupò, un secolo dopo, il diligentissimo ed eruditissimo Muratori, il cui nome è superiore ad ogni encomio: ed un'opera di anonimo scrittore in ispecialità pubblicò sullo stesso argomento, inserita nel tomo XVI della sua grandiosa raccolta degli Scrittori delle cose italiane, la quale, benchè minima in sè stessa quanto all' estensione, è per altro quanto all' intrinseco suo valore, di non lieve importanza. Essa è intitolata: Vitae Patriarcharum Aquilejensium, ed incomincia da

san Marco evangelista e continua sino a Nicolò, che morì intorno al 1357. E più diffuso e continuato, che tocca l'anno 1445, scrisse un libro similmente di vite de' patriarchi di Aquileja l'udinese Antonio Bellono, ed il suo libro è inserito del pari nel medesimo tomo XVI della raccolta muratoriana. Ma pur tuttociò è nulla rimpetto alle opere, che sulle cose di Aquileja lavorò con delicatissima critica e profondissima erudizione il benemerito frate domenicano Gianfrancesco Bernardo Maria de Rubeis, il quale vi si applicò di proposito ed ogni più sconosciuta gemma, che potè sviscerare dai più reconditi repostigli, religiosamente raccolse ed al cospetto della colta Italia manifestò con quel suo venerando volume, che ha il titolo: Monumenta Ecclesiae Aquilejensis commentario historico-cronologico-critico illustrata, cum appendice, in qua vetusta Aquilejensinm Patriarcharum rerumque Forojuliensium chronica, emendatiora quaedam, alia nunc primum in lucem prodeunt; e con quelle sue preziose dissertazioni sulle monete de patriarchi di Aquileja. (De nummis Patriarcharum Aquilejensium, Venetiis 1747), e sullo scisma della chiesa di Aquileja (Venetiis 1732), e sulle antiche cose liturgiche del Friuli (Venetiis 1754). Dopo le quali eruditissime opere, parrebbe in verità non aversi a desiderare notizia da aggiungervi, nè rimanervi monumento da porre in luce, per cui nuovo lustro la storia aquilejese ottenesse. Eppure non è così: tanto n'è vasto ed importante l'argomento! Lo stesso de Rubeis, che non cessò dallo studiarvi neppure dopo di avere pubblicato le sunnominate sue opere, trovò di che aggiungervi abbondantemente e scrisse nuovi volumi, che non per anco videro la pubblica luce; e che forse non la vedranno mai più, perchè nè splendidi mecenati più sonovi, che siffatte pubblicazioni favoreggino, nè le mire speculatrici de' tipografi calcolatori possono scorgervi probabilità di solido lucro, nè finalmente la romanzesca propensione degli odierni leggitori dei libri saprebbe trovarvi pascolo dilettevole.

Buon per me, che cotesti inapprezzabili lavori del de Rubeis esistono autografi tra i manoscritti della nostra biblioteca

Marciana, ed a tutto mio bell' agio li posso esaminare e sfiorare del più prezioso, cui l'autore medesimo trovò necessario all' intiero perfezionamento de' suoi già pubblicati tesori, e ch' egli perciò appunto distinse col titolo di Aggiunte. Sono queste comprese in due grossi codici, segnati coi numeri LVI e LVII della classe IX dei manoscritti latini, e servono per opera de' Monumenti aquilejesi; ed altro codice sotto il numero XLIV della medesima classe contiene aggiunte ed illustrazioni a ciò, ch' egli aveva scritto sulle Monete dei patriarchi di Aquileja; ed altri codici ancora, particolarmente il CXXXIV della classe XIV, trattano di varie cose sacre e profane appartenenti alla storia del Friuli e di Aquileja.

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Nè per anco si può dire, che tutto ne sia stato esaurito l'argomento: perchè non poche notizie interessantissime giacciono tuttavia inedite, e forse anche incognite a molti, tra le preziose pergamene dei due copiosi archivii di Cividale di Friuli e di san Daniele di Friuli, e nell'altro, tuttochè a questi di lunga mano inferiore, di Udine. Io li ho consultati, pochi anni or sono, ed ho raccolto di che ingrandire la storia fin qui conosciuta della chiesa aquilejese e la serie de' suoi rinomatissimi patriarchi. Imperciocchè taluno dei documenti rimasto sconosciuto a quel dottissimo raccoglitore venne a scoprirsi più tardi e fu sorgente di cognizioni novelle: nel che grande studio consecrarono particolarmente il padre Giacinto Sbaraglia ed il juniore Coleti Giandomenico nelle sue aggiunte e correzioni all' Ughelli ed all' altro Coleti Nicolò, suo zio, che un secolo prima ne aveva corretto e continuato l'Italia Sacra (1). Nè tacerò, che nella famosa collegiata di Cividale di Friuli, ove per ben cinque secoli soggiornarono i patriarchi di Aquileja, se ne soleva leggere anticamente il catalogo in framezzo alle sacre uffiziature, ogni anno il giorno di 2 di febbrajo: il

(1) I manoscritti tuttora inediti di questo secondo Coleti esistono nella nostra biblioteca Marciana, in parecchi codici, dei quali io finora mi sono valso proficuamente

per la storia delle altre diocesi dell'Italia. Il manoscritto, che appartiene in particolarità alla chiesa di Aquileja, è il CLXIV della clas. IX.

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