Page images
PDF
EPUB

magnifici gradini per approdo dei legni, aveva dato il nome alle acque, che lo bagnavano, le quali perciò dicevansi Aquae gradatae. E questo nome si trova spesso commemorato negli atti dei martiri perciocchè sembra, questo essere stato il luogo, ove per lo più si traevano a morte.

Anche dei suoi numi tutelari giovami dire alcune parole. Adorava Aquileja qual primario e superiore agli altri il dio Beleno, il cui nome trasformarono alcuni in Belino ed in Tellino; ma dagli antichi monumenti di questa città si raccoglie, che Beleno era lo stesso che Apollo, e che però fu egli uno di quei numi, che i gentili chiamavano Majorum gentium. Assicura Erodiano, che a lui prestavano insigne culto gli aquilejesi, ed onoravanlo col titolo di Augusto, ch' equivaleva a Santo. Ebbe più templi innalzati a suo onore: di alcuni sussistono tuttavia traccie e vestigi. Ma poichè Aquileja pregiavasi di essere colonia romana, perciò anche a tutte le romane divinità maggiori e minori prestava culto di religione. Perciò tra le prime venerava ella Giove, Venere, Giunone, Bacco, Marte, Diana, il Sole ed altri ancora: e di tutti ci rimasero sino al giorno d'oggi particolari monumenti o memorie, nelle superstiti pietre in loro onore scolpite. Delle minori divinità sarebbe troppo lungo il catalogo, se dalle rimaste iscrizioni ne volessi copiare i nomi: tutt'al più ricorderò il Fato, la Fortuna, le Parche, i Fiumi, Ercole, Diomede, Silvano, Priapo, Rubigo, ecc. Da Rubigo ci fa sapere l' Altan avere preso il nome un villaggio, poco discosto da Cividale, e che sino al giorno d'oggi si nomina Rubignano; perchè ivi celebravansi le feste, chiamate Rubigalia in onore di lui, affinchè, come pensavano i pagani, difendesse le biade dalla rubiginę o ruggine, malattia notissima, che le distrugge.

Tanta copia di numi esigeva necessariamente grande copia altresì di sacri dignitarii: perciò nelle antiche iscrizioni aquilejesi trovansi nominati e i Pontefici e gli Auguri e i Seviri, e i Flamini Augustali e gli Aruspici e le Saliari, o sacerdotesse di Marte, e gli altri ordini insomma di sacerdoti pagani, cui non tocca a me ricordare. Nella basilica, metropolitana un tempo, vedesi tuttora un bassorilievo antichissimo, il quale esprime la cerimonia di un sacrifizio idolatrico, sulla foggia e col rito degli antichi romani. Vi si vede l'ara col fuoco; è da una parte il popa ossia il vittimario, che succinto conduce la vittima (1); indi un tibicine, che suona le tibie, e a lui

(1) Giusta il detto di Properzio, lib. 4: Succinti calent ad nova sacra Popae.

d'appresso un ministro, che porta l'acerra, cioè la cassetta dell'incenso. Vi è poi il sacerdote, che sacrifica, spandendo dalla patera, che ha nella destra, sopra l'ara medesima non saprei dire se fiori o vino.

Ricchissimi si tenevano in Aquileja i mercati, e sì che gli antichi storici ed i geografi la dissero Emporio, e grande emporio, e città grandissima, doviziosissima, popolatissima. Perciò Ausonio la computò tra le più illustri città dell'impero, ed in Italia soltanto Roma, Milano e Capua le antepose.

Ma delle profane glorie di Aquileja non più di ben più nobili glorie m' invita a parlare il lume di verità, che sopra di lei fece sfolgoreggiare colla sua apostolica predicazione l'evangelista SAN MARCO. Questi, mandato dal principe stesso degli apostoli a piantarvi una cattedra episcopale, compi fedelmente il raccomandatogli incarico, ed inalberata la Croce lasciò successore del suo apostolato un suo discepolo, che nominavasi ERMAGORA. Infatti circa l'anno XLIII dell' era cristiana (1) credesi incominciata in Aquileja la predicazione del santo Evangelista: il quale desideroso, dopo un settennio, di rivedere il suo dilettissimo maestro, risolse di lasciare Aquileja per dirigersi alla volta di Roma. Ma pria di lasciarla, ad istanza del popolo, che gli e lo proponeva, stabili bensì successore suo il sunnominato Ermagora, ma non volle consecrarlo senza prima ottenerne l'assenso dal capo dei pastori. Seco perciò lo condusse a Roma, ove Ermagora ricevelte da san Pietro medesimo l'episcopale ordinazione; e quindi senza indugio all' affidatagli chiesa ed al suo popolo, che ardentemente desideravalo, ritornò.

Della predicazione di san Marco in Aquileja dubitarono alcuni, perciocchè Adone ed Usuardo non ne parlarono. Ma oltrechè il silenzio di uno o più scrittori non è argomento, che valga a smentire un fatto positivo, ne parlarono unanimamente ed uniformemente tutte le cronache antiche fin qui conosciute, ne parlarono gli atti antichissimi del martirio del suo immediato successore santo Ermagora, ne parlò e ne parla tuttora la continua e non mai interrotta tradizione di tanti secoli; tradizione, conservata costantemente nella chiesa aquilejese e in tutte le sue antiche suffraganee; derivata altresì nella veneziana e per la diramazione di quella nella chiesa di Grado, e per la particolare e distinta tradizione di una

(1) Nel catalogo dei patriarchi aquilejesi, ch' esiste manoscritto nell'archivio di Cividale di Friuli, se ne segna l'incomin

ciamento nell'anno XLIII; sappiasi per altro, che molti lo segnano tre anni prima.

circostanza notevolissima del viaggio di lui ad Aquileja, del suo approdo, cioè, alle veneziane isolette, spintovi, non senza superno consiglio, da una procella impetuosa; circostanza, che infervorò gli antichi veneziani a voler essere depositarii delle sue preziose reliquie, che li persuase a decretarselo loro specialissimo protettore celeste, che gl' indusse a delinearne lo stemma sotto il simbolo del suo leone, e che dettò loro finalmente le misteriose parole:

PAX TIBI MARCE
EVANGELISTA MEVS

da scriversi sul volume che gli sta tra le zampe. Questa parziale tradizione veneziana vuol essere qui ricordata, perchè concorre ad autenticare l'aquilejese circa la predicazione e l' episcopato di san Marco in quella città.

Narrano adunque le nostre cronache antiche, che mentre il santo evangelista navigava alla volta di Aquileja, per predicarvi la religione di Gesù Cristo, un' impetuosa burrasca spingesse a queste nostre disabitate lagune il naviglio, che lo portava; ch' egli, approdato ad una delle isole realtine; e pare che fosse quella, ov'è presentemente la chiesa di san Francesco della Vigna; smontasse a terra e vi si trattenesse alcun poco per riposarsi; che il Redentore, sotto sembianza di un angelo, gli apparisse per confortarlo; lo baciasse in fronte, lo salutasse dicendogli: Pace a te, o Marco, evangelista mio, e gli predicesse, che un giorno qui avrebbero onorevole riposo le sue ceneri. Checchè si possa o si voglia dire sull' autenticità di questa tradizione, certo è, che molto prima del trasferimento delle sue venerabili spoglie da Alessandria a Venezia ; lo che avvenne soltanto nell' 827; essa non era qui ignota: pare anzi, che per la sua notizia s' infervorassero i due cittadini di Malamocco, Rustico e Buono, a volerne tentare l'avveramento finchè in realtà vi riuscirono.

La notizia di questa tradizione appartiene, per verità, più alla síoria ecclesiastica di Venezia, che non di Aquileja; ma pur essa giova a sostenere eziandio la costante ed inalterata tradizione aquilejese perchè, anche questa concorre a dimostrare, che veramente san Marco fu l'apostolo di Aquileja (4). Nè più oltre si perda il tempo nello smentire i sogni e le

(1) Vittoriosamente ne dimostrò la verità il De Rubeis nel cap. I de' suoi Monumenti della chiesa di Aquileja.

dubbiezze di pochi: si prosegua a narrare ciò, di che i monumenti certi ed incontrastabili ci assicurano. La predicazione del santo evangelista aveva già convertito in gran copia gli abitatori dell' imperiale città ed il fervore vieppiù sempre cresceva col moltiplicarsi dei fedeli ; sicchè non potevano questi più rimanere inosservati allo sguardo della idolatrica tirannia. Cercati quindi a morte, catturati, proscritti, incominciarono a santificare il patrio terreno inaffiato del loro sangue. I primi germogli furono quattro vergini di nobile prosapia, Eufemia, Dorotea, Tecla ed Erasma, le quali per lo battesimo rigenerate alla grazia dal santo pastore Ermagora, oltennero la corona della gloria per mezzo della scure, a cui le condannò, dopo molti atroci supplicii, il preside aquilejese Servasto, degno satellite dello snaturato Nerone, che regnava in quei dì. Ne raccolse Ermagora diligentemente la sacre spoglie, in compagnia del pio genitore di Tecla e di Erasma, zio delle altre due sorelle Eufemia e Dorotea, il quale nominavasi Valentiniano, ed onorevolmente le seppelli nella casa stessa di questo, cangiata coi sacri riti ad un divoto sacello.

Esule dalla sua chiesa trovavasi a quei giorni in Aquileja sant' Apollinare, primo pastore della sede ravennate. Egli ottenne in dono da santo Ermagora le sante spoglie di Eufemia, e le portò poscia ad arricchire la sua cattedrale (4). Ed altri martiri, dopo le quattro vergini suindicate, inaffiarono del loro sangue il suolo aquilejese. Nel romano martirologio ci è conservata la memoria.

Vent'anni di pastorale governo attribuiscono gli scrittori generalmente al santo vescovo Ermagora, dal 46 al 66 dell' era cristiana. Tuttavolta il calcolo non n'è assolutamente certo ed esatto: lo stesso De Rubeis ne dubitò, sebbene il cronista Andrea Dandolo, la Cronaca Aquilejese, ed i sacri dittici dell'archivio di Cividale gli segnino egualmente cotesto spazio. Altri lo dicono morto nell' anno 70 di Cristo, e ciò si accorderebbe colla notizia, che abbiamo dalla storia di Ravenna, circa l'esilio di sant' Apollinare ed il dono fattogli da Ermagora delle reliquie della santa vergine Eufemia. Checchè se ne voglia dire, è certo, che nella nebbia di tanta antichità riesce impossibile il determinare alcun che di preciso. Il santo vescovo fini la pastorale carriera col martirio, nel quale gli fu compagno il suo arcidiacono Fortunato, cui dalla fanciullezza aveva egli stesso educato, e cui aveva anche divisato suo successore sulla santa cattedra episcopale.

(1) Ved. ciò che ne dissi nella mia chiesa di Ravenna, ch'è nel vol II, alla pag. 19.

Ma sebbene non abbiasi certezza quanto all' anno del suo martirio, la si ha quanto al giorno, il quale fu il 12 di luglio.

È sconvolta assai nelle antiche cronache la serie dei sette immediati successori di Ermagora, ned è possibile conciliarne in veruna guisa la discrepanza. Perciò non è maraviglia, che l'Ughelli abbia sbagliato inserendovi altresi taluno, che non fu mai al governo di questa chiesa. Infatti l'antica cronaca di Aquileja, pubblicata dal Muratori, dopo di avere commemorato Ermagora, ce n' espone la successione così:

« Successit beatus Helarus patriarcha, qui sibi commissum populum in ⚫ fide Christi verbo confortans et opere, expletis ordinationis suae annis X, sub Numeriano principe, una cum Taciano archidiacono suo et aliis » tribus Dionysio, Hilario et Felice, bonum certamen certantes, cursum glorioso martyric consummarunt.

D

D

Helaro successit Grysogonus patriarcha, qui completis annis X suae ordinationis, mirifice rexit ecclesiam.

D

Grysogono successit Theodorus patriarcha, qui undecimo anno ab › ipsius ordinatione vitam martyrio consummavit.

Post hunc successit Grysogonus patriarcha, qui plenus bonis operibus migravit ad Christum post VIII annos ordinationis suae.

D

Agapitus patriarcha sedit annos XIII.

»Fortunatus patriarcha sedit annos XV.

Valerianus patriarcha sedit annos XVIII.

» Benedictus patriarcha sedit annos XXV. Hi omnes, licet sub magnis infidelium persecutionibus, fideliter tamen rexerunt Ecclesiam eorum ⚫ sacris praedicationibus et exemplis. »

Alquanto differente ce l'offre la cronaca di Grado, conservata dal Dandolo in essa leggesi invece, dopo commemorata una lunghissima vedovanza di questa chiesa :

Hilarius Aquilejensis decernitur anno Domini CC.LXXVI. Hic natione . Pannonius in juvenili aetate divinis eruditus scripturis, diaconatus ordi» nem adeptus est. Posteaque sacros ordines gradatim assumens, nunc a clero et populo suis meritis episcopus est electus. Qui mox Tatianum discipulum suum et coadjutorem archidiaconum fecit, et Felicem, Largum et Dionysium viros in fide probatissimos auditores habuit: et suo » sermone et opere in Venetia et Istria christianitas dilatata est.... XVII calendas aprilis decollati sunt, completis in sede annis X . . . . .

[ocr errors]
« PreviousContinue »