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anno XI, Christi 1588. E poi, lo ripeto, la repubblica di Venezia non aderi a quallo scisma. Di varie consecrazioni di chiese e di altari si ha notizia, nel 1594 e nel 1397. Egli mori nel 1401. Nel qual anno medesimo, il pontefice Bonifacio IX, il dì 28 settembre, aveva promosso à questa sede Giovanni priore dei canonici regolari di san Salvatore in Venezia ; ma non volle egli per guisa alcuna accettarne l'incarico. Perciò il pontefice stesso con bolla de' 22 febbraro dell'anno seguente lo scioglie dalla promozione e lo rimette nella sua dignità priorale (1); ed alla vedova chiesa fu promosso perciò LEONARDO III, in quell'anno stesso. Egli consecrava, nel 1404, il di 4 aprile, l'altare di santa Caterina, nella chiesa di santa Maria della pieve di Foganeto (2).

Qui è d'uopo inserire un vescovo, sconosciuto finora a quanti scrissero su di questo argomento. Egli è FR. ANTONIO Correr, già vescovo di Brescia, poi di Cittanova, e nel 1409 trasferito al vescovato di Ceneda. Ce ne assicurano i registri del senato: sicchè ci è d'uopo notarlo circa l'anno 1408. Troviamo dopo la traslazione di lui, nel 1409, il vescovo FR. GIOVANNI VIII da Montina, francescano conventuale, promosso a questa sede assai prima del di 9 settembre; perciocchè nell' archivio emoniense trovasi un documento di lui (5), colla data 15 maggio 1409. Ed un altro se ne trova del suo vicario generale fr. Antonio domenicano, colla data del 1 giugno 1440. E nel medesimo anno se ne trova un altro dello stesso fr. Antonio; non più come vicario generale del vescovo fr. Giovanni, ma del suo successore FR. TOMMASO Paruta- Tomasini, domenicano: il quale visse al governo della sua chiesa sino all' anno 1420. Nel tempo ch' egli ne teneva la sede, trovasi vescovo di essa un Jacopino, il quale nel 1444, il dì 9 dicembre, consecrava un altare in Venezia nella chiesa de' servi, in compagnia de'vescovi Nicolò di Nona e Paolo di Pedena (4); e di questo medesimo Jacopino si trova menzione anche in una carta del 1446, rogata in Venezia. Egli non potrebb' essere che un vescovo illegittimo, eletto da Gregorio XII, dopo la sua deposizione dalla dignità pontificia. Di fr. Tommaso abbiamo inoltre la notizia, che, reduce dal concilio di Costanza, consecrò, nel giugno del 1419 la chiesa di san Giorgio maggiore in Venezia. Nel 1420 fu

(1) Ved. il Coleti, il quale nelle sue schede ined. copiò questa bolla: cart. 132 a tergo.

(2) Ved. il Coleti, ivi.

(3) Pergam. num. XVI.

(4) Flam. Corn. Eccl. Ven., toin. 11, pag. 7.

(1) Sotto il num. XXXVII.

trasferito al vescovato blense, donde alla sede di Traù, e poscia alla bellunese. Daniele Gario, trivigiano, lo sussegui nel 1421, trasferito cinque anni dopo, a Parenzo. Qui successegli, nel 1426, FILIPPO Paruta, a cui l'anno dopo venne dietro GIOVANNI IX Morosini, commemorato col solo nome Joannes Emoniensis episcopus in una carta del 4442, la quale conservasi nell'archivio di Cittanova (1). Vivente lui, il papa Eugenio IV decretò l'unione di questa chiesa con quella di Parenzo, tostochè ne fosse rimasta vacante la sede o per rinuncia o per morte: ma il decreto non ebbe effetto, perchè la chiesa emoniense fu affidata invece in commenda al patriarca di Grado, e poscia a quello di Venezia. Perciò ne furono commendatarii successivamente, nel 1449, Domenico Michel, patriarca di Grado; nel 4451, san Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia ; nel 1456, Maffio Contarini; nel 1460, Andrea Bondimero; nel 1464, Gregorio Correr; nel 1466, Maffio II, cardinale Gerardi; ed in quest' anno medesimo ne cessò la commenda, e la chiesa di Emonia ebbe di bel nuovo i suoi vescovi. Ne ricominciò la serie FRANCESCO Contarini gentiluomo veneziano, e le notizie di lui si estendono sino all' anno 1495. Infatti, il senato a'24 di luglio scriveva all' ambasciatore della repubblica Girolamo Zorz!, residente in Roma, ed indicavagli vacante la chiesa di Cittanova per obitum ven. patr. Francisci etc. Perciò vanno esclusi dalla serie dei vescovi emoniensi Agostino e Nicolò, cui piacque a taluno inserire. L'immediato successore di Francesco fu MARC' ANTONIO Foscarini, gentiluomo veneziano; di lui la prima notizia si ha sotto il dì 15 febbraro 1495 more veneto, cioè 4496, ed è una carta con cui confermava a Marco Morosini l'investitura di Corneda. Altre notizie si hanno di lui, che il dì 20 luglio 1515 consecrava la chiesa di san Rocco nel castello di Umago, ed il 29 giugno 1521 consecrava quella di sant' Antonio in Valle. A lui venne dietro, in questo anno stesso, il conventuale FR ANTONIO Marcello, da Cherso, già arcivescovo di Patrasso; non prese il possesso di Cittanova, che il dì 6 aprile 4522. Mori in patria nel 1526. Poi la sede ritornò di bel nuovo in amministrazione e ne furono amministratori successivamente i due cardinali Francesco ed Alvise Pisani. Poi nel 1555 riebbe i suoi vescovi; dei quali fu il primo JACOro Benedetti, veneziano; a cui successe nel 1546 ALESSANDRO Orsi, bolognese, qualificato anche nell' anno seguente col titolo di

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eletto (1). Un documento dell' anno 1555, Indictione XI, die vero XIII mensis Aprilis, ricorda l'erezione da lui fatta delle due parrocchie di Carsette e di Tribuno (2). Probabilmente nel 1559, rinunziò il vescovato ed andò a Roma, ove mori li 51 luglio 1561; dico rinunziò nel 1559 il vescovato, perchè in quell' anno stesso trovasi vescovo di questa chiesa BERNARDO SUriano, a cui, il di 23 marzo, il comune di Adria scriveva lettere di congratulazione per lo suo innalzamento a questa sede episcopale. Dopo due soli anni gli successe FRANCESCO II (non Matteo) Priuli, il quale poco dopo fu trasferito al vescovato di Vicenza. Di nuovo il cardinale Alvise Pisani riassunse allora l'amministrazione di questa chiesa; ma per breve tempo, perchè nel 1570 le fu eletto ordinario pastore il domenicano FR. GRROLAMO Vielmi, padovano, vescovo allora di Agricola e suffraganeo, ossia coadjutore, del vescovo di Padova. Prese il possesso per procuratore il dì 4 settembre dello stesso anno. Consecrò, due anni dopo, la sua chiesa cattedrale: ottenne coadjutore, nel 1578, con speranza di futura successione, Alessandro Avogadro, il quale mori prima di lui. Egli morì a'7 marzo 1582. In quell'anno stesso ebbe successore il vicentino ANTONIO II Saraceno: mandò suo procuratore nel 1596, al sinodo provinciale aquilejese Orazio Busino fu sempre infermo in Murano, ove anche morì il di 7 novembre 1606; fu portato ad aver sepoltura nella chiesa di santa Corona in Vi-' cenza. Quindi nell'anno stesso fu eletto a succedergli FRANCESCO III Manini, di Maniago, in diocesi di Udine, abate di san Michele di Pola. Ristaurò l'episcopio nel 1644, come da epigrafe ivi scolpitagli (5). Mori in Udine a' 29 settembre 1619 e fu sepolto nella chiesa di santa Maria delle Grazie, con relativa iscrizione. Di là più tardi fu dissotterrato, e deposto dinanzi all' altar maggiore, con la breve epigrafe:

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TERRENA

FRANCISCI EPISCOPI MANINI
CINERVM HAEC REQVIES

Nel 1620 fu promosso al vescovato emoniense EUSEBIO Caimo, udinese, canonico di Aquileja: mori in Verteneglio li 19 ottobre 1640 e fu

(1) Ved. il Coleti, mss. ined. della Marcina, cart. 137..

(2) Archiv. di Emon. e Regest. della

colleg. di Buje.

(3) Ved. il Coleti, ms. ined., luog. cit., cart. 138.

trasportato a sepoltura in Udine in santa Maria delle Grazie. Successore nell'anno seguente gli fu eletto JACOPO-FILIPPO Tomasini, padovano, visitatore della congregazione de' canonici regolari in san Giorgio in Alga, nella laguna di Venezia. Tenne sinodo diocesano nel 1644: morì in Padova il di 15 giugno 1655 e fu sepolto nella chiesa di santa Maria in Vanzo, nella cappella di san Giovanni, con relativa iscrizione. Soltentrò al governo della vedova chiesa, in quell' anno stesso, GIORGIO Darminio, candiotto da Tine, vescovo di Caorle; a cui nel 1674 venne dietro JACOPO II Bruti, giustinopolitano, canonico in patria. Tenne anch'egli il sinodo .diocesano nel 1674: morì in Buje, nel novembre del 1679 ed ivi fu sepolto nella chiesa di santa Maria, con relativa epigrafe. Gli successe, soltanto addi 19 giugno 1684, l' udinese NICOLÒ IV Gabrieli. Nel tempo del suo pastorale governo avvenne, che una banda di pirati approdarono a Cittanova, la saccheggiarono, e trassero seco quarantasette prigionieri. Egli con paterna sollecitudine adoperossi a rincorare dallo spavento e dalla desolazione quel popolo, ed a sue spese adornò di nuove suppellettili le chiese spogliate da coloro, e riscattò i prigionieri. In Buje ristaurò il palazzo vescovile, e vi fece dipingere la serie dei vescovi suoi antecessori. Ad istanza del cardinale Giovanni Dolfin patriarca di Aquileja, fece la visita pastorale di tutta la vasta diocesi aquilejese. Finalmente, spossato per le molte e lunghe fatiche, rinunziò nel 1717 il vescovalo e si ritirò in patria, ove mori a' 12 giugno 1748. Dopo la sua rinunzia, nell'anno stesso fu eletto a succedergli DANIELE Sansoni, veneziano, già suddiacono titolato di san Mosè, poi vescovo di Caorle, donde fu trasferito a questa chiesa. Mori di apoplessia il di 4 febbraro 1725, in Cittanova, ed ebbe sepoltura in quella cattedrale. Nel giugno susseguente, il di 11 fu promosso a rimpiazzarlo il domenicano FR. VITTORIO Mazzocca, veneziano, uomo di molta scienza e virtù: lo consecrò il papa stesso, ch' era Benedetto XIII, il dì 24 di quel mese tenne il sinodo diocesano nel 1730: fu nominato l'anno appresso per l'arcivescovato di Corfù (4), ma la sua grave età non gli permise di accettarne l'incarico. Mori in Venezia il dì 14 maggio 1752, e fu sepolto nella chiesa dell'ordine suo a san Domenico di Castello, ov' era stato priore. Nella sacrestia gli era stato collocato un busto marmoreo, con sotto la relativa iscrizione.

(1) Ved. il Ripollo, Bull. Ord. Praed., tom. VI, pag. 708.

Soltentrò in sua vece al governo della vedova chiesa, addì 21 luglio dell'anno stesso, il veneziano GASPARO de' Negri, il quale consecrò, nel 1758, il dì 27 aprile, la chiesa de' santi apostoli Simone e Giuda, in Venezia; come attesta la relativa epigrafe. Di qua fu trasferito alla sede di Parenzo, il di 22 gennaro 1742. E qui venne a surrogarlo, cinque mesi e mezzo di poi, cioè, il dì 4 luglio, MARINO II Bozzatini, da Pieve di Sacco, in diocesi di Padova; era canonico della collegiata in patria. Fu consecrato vescovo il di 15 dello stesso mese: mori in Buje, dodici anni dopo, il di 9 luglio, ed ivi fu sepolto con onorevole iscrizione. Lo susseguì STEFANO Leoni da Cattaro, il dì 16 settembre 1754. Rizzò l'altare de' santi Massimo e Pelagio in cattedrale: morì il 9 maggio 1776, e fu sepolto nella tomba, che vivente s'era preparata. Gli fu scolpita di poi onorevole iscrizione. Poco più di due mesi appresso, fu provvista la sede colla promozione dello zaratino FR. GIANDOMENICO Stratico, domenicano: tenne il sinodo diocesano nell' anno 1780: nel febbraro del 1784 fu trasferito al vescovato di Lesina. In quell'anno stesso, addi 20 settembre, fu eletto a successore di lui ANTONIO II Lucovich, da Perzagno, ov'era arciprete, in diocesi di Cataro. Ed a lui, nel dì 4 giugno 1795, venne dietro TEODORO Loredan Balbi, nato a Veglia, il quale morì il giorno 23 maggio 1851.

Sino dal di 5 luglio 1828, il pontefice Leone XII aveva decretato la soppressione di questa diocesi, e l'unione di essa al vescovato di Trieste, colla condizione, che se ne dovesse eseguire il decreto quando fosse morto il vescovo Balbi. Perciò, nel 1851, essa fu soppressa ed aggregata alla tergestina nè verun' altra memoria restò della sua antica dignità, se non una collegiata, a cui servono due canonici curati, presieduti da un canonico arciprete. Qui soggiungo, a compimento della narrazione, la serie cronologica de' suoi sacri pastori.

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