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XLIII. Nell' anno

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1410. Fr. Tommaso Paruta Tomasini.
1416. Jacopino, illegittimo.

1421. Daniele Gario.

1426. Filippo Paruta.
1427. Giovanni IX Morosini.

1449. La chiesa diventò commenda dei patriar

chi di Grado e poi di Venezia.

1466. Francesco Contarini.

1496. Marc' Antonio Foscarini.
1526. Di nuovo in commenda.
1555. Jacopo Benedetti.
4546. Alessandro Orsi.
1559. Bernardo Suriano.
1561. Francesco II Priuli.
1570. Fr. Gerolamo Vielmi.
1582. Antonio Saraceno.
1606. Francesco III Manini.
1620. Eusebio Caimo.

1644. Jacopo-Filippo Tomasini.

1655. Giorgio Darminio.

1671. Jacopo II Bruti.
1684. Nicolò IV Gabrieli.
1717. Daniele Sansoni.

1725. Fr. Vittorio Mazzocca.

1752. Gasparo de' Negri.

1742. Marino Bozzatini.

1754. Stefano Leoni.

1776. Fr. Giandomenico Stratico.

1784. Antonio II Lucovich.

1795. Teodoro Loredan Balbi.

PEDENA

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Un'altra chiesa vescovile, soppressa in sul declinare del secolo passato

ed aggregata alla diocesi di Trieste, fu PEDENA, detta in latino Petina. Di lei scrisse il dotto Kandler: « Singolare comparsa parve a molti il vescovato » di Pedena nell' interno dell' Istria; si piccolo, che appena misurava le 5,7 leghe quadrate di superficie, che il prelato dalla sua residenza vedeva le » diocesi d'altri vescovi; si povero, che nel secolo decorso sommavano le » rendite a scarsi 400 fior. Pure antica e costante fama proclamava questo » vescovato per antichissimo, fondato da Costantino imperatore, e cer» cando ragione nel significato, che avrebbe in islavo la radice del nome, » lo si voleva per quinto nell' ordine d'erezione dell' orbe cristiano. » Ecco alcuni versi in onore di Pedena:

Quinta ego post Petri sedem, sum Petina sedes

Pentapolis veteri nomine dicta fui.

Urbs sum, sed potius moles ego saxea dicor,
Cui baculum Petrus petra situmque dedit.
Ergo silete urbes reliquae vos esse perennes

Quae terra aut mediis testa tenelis aquis.

Ma lasciando da parte siffatte tradizioni, che mal potrebbero reggersi a petto di una critica giudiziosa, così ne ragiona il dotto archeologo summentovato. «Del nome diremo, essere ben altro che slavo, ma invece di » antichissima lingua celtica già usata in queste regioni e nelle Alpi tutte, » e più a settentrione, e nel centro medesimo d'Italia; dato a Pedena prima che gli slavi si estendessero per queste provincie; PETENA dissero » i celti indigeni quella città, che Juvavia chiamarono i romani, ed i mo» derni Salisburgo. Difficile è il dire qualcosa sull'antica condizione di

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» Pedena, perchè le antiche memorie o furono tenute a vile, o rare sono » ad invenirsi; il reggimento feudale, che prevalse nei tempi medii, cangiò » assai cose; le modificazioni moderne datano da troppi anni per leggere >> nell'antico attraverso l'odierno stato. Pensiamo, che se non ampia questa » città o qualsiasi altra della marina, sufficiente fosse l'agro suo, ed ai » lempi romani fosse comune libero, esente dall' imposta fondiaria (il che » era appunto segno di libera condizione) e che assoggettato poi a censo » nel IV secolo al pari di ogni altra città o colonia, pagasse aversuale » eguale a quella cui venne assoggettata Pinguente. È forse di questa Pe» dena che intende far menzione Tolomeo nelle sue geografie, allorquando, » noverando le città mediterranee dell'Istria, registra: Pucinum, Pinguen

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tum, Alvum, viziato il nome di Pucinum dagli amanuensi. Certamente la » condizione di Pedena non fu ignobile se formò propria chiesa, la quale » vuolsi fondata fino dai primi tempi del cristianesimo per opera di un » Ermagora, che ben potrebbe essere l'aquilejese, in cui onore s'alza la » chiesa di Lindaro; non ch' egli vi venisse di persona a predicare la fede, » ma che vi mandasse sacerdoti. »

Proseguendo poscia alle sue conghietture il dotto archeologo summentovato, studiasi di trovare un motivo dell'opinione comune circa l'antichità dell' episcopato di Pedena, mentr' egli reputa i vescovati dell'Istria non anteriori all'anno 524, e dice: « La fama di antichissimo episcopato » facilmente potrebbe trovare ragione nel modo seguente. Predicata la » fede e formatasi Pedena in comune religioso, appena data la pace alla » Chiesa da Costantino, fu conceduto ai petenati un corepiscopo, e non » avendo proprii martiri, fu fatto venire dall' Oriente il corpo di san Ni

ceforo, che dal prossimo porto di Fianona passò miracolosamente a » Pedena il di ultimo di dicembre come si ha memoria. Ducent' anni più » tardi, allorquando si fondarono i vescovati istriani, Pedena ebbe proprio » vescovo, il quale fu considerato successore immediato dei corepiscopi, » forse per la distanza rivestiti di poteri maggiori, che non di solito, é di

qui la fama, che fosse fondato da Costantino. Non sarebbe però impos»sibile uno scambio nelle tradizioni, cioè, Costantino venisse tenuto quello » che era invece Giustino, e che il 524 dovesse invece dirsi 524, che fu » l'anno di fondazione dei vescovati istriani. » Checchè ne sia di queste ingegnose conghietture del Kandler, certo è che SAN NICEFORO è annoverato nei suoi dittici pedenati, siccome il primo vescovo di questa chiesa: tutt'al

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(1) Pag. 58 e seg. di questo vol.

più ne resta indecisa l'epoca del suo episcopato; nel 524, secondo alcuni, nel 524, secondo lui. Le notizie, ch' egli ce ne dà, sono queste. «È vero» simile, ei dice, che fosse il primo vescovo, e che al pari degli altri istriani » venisse assunto nel 524, regnando re Teodorico, per volontà di papa » san Giovanni I, ad istanza dell' imperatore bizantino Giustino. » Delle azioni di questo santo vescovo ci porge poscia le seguenti notizie. « Calun» niato dai proprii, che lo imputarono di cose sconcie, venne chiamato » a giustificarsi dinanzi il metropolita aquilejese, al quale manifestatosi » per ripetuti miracoli, non ebbe d'uopo d' altro. Le sorgenti presso Pinguente, due presso Trieste, tra le quali l'acqua del fontanile presso la parrocchiale di sant' Antonio nuovo, si attribuiscono scatturite miracolosamente a sua intercessione. Reduce da Aquileja per la via di mare, » toccò il porto di Umago, e vi morì il dì 6 di settembre di anno ignoto. » Il santo corpo insieme a quello del suo diacono san Massimiliano sono » venerati nel duomo di Umago; la destra di lui fu trasmessa a Pedena. »>

Se vogliasi ammettere la conghiettura del Kandler, che nel diploma di dotazione e di consecrazione della chiesa di santa Maria formosa, ossia di Canneto di Pola, dell' anno 546 abbiasi a leggere Petenensis anzichè Brixinensis, per isbaglio dei copisti; il vescovo, che vi è sottoscritto Theodorus Brixinensis, avrebbesi a riputare immediato successore di san Niceforo. La quale conghiettura di lui è corroborata altresì dalla notizia, che la chiesa di Bressanone, o seppur si voglia di Brescia, non aveva in quell'anno un vescovo di simil nome; nè inoltre sembra verisimile che da città si lontana intervenisse alla sottoscrizione di quel diploma un vescovo, che nemmeno poi apparteneva a questa ecclesiastica provincia.

Ammesse pertanto queste non irragionevoli conghietture, abbiamo secondo vescovo di Pedena il summentovato TEODORO ; a cui nel 579 era di già succeduto MARCIANO, uno dei vescovi, che furono al sinodo gradense del patriarca Elia, da me alla sua volta recato (1) Dopo di lui, si trova nel 679, URSINIANO intervenuto al sinodo romano del papa Agatone. Un vescovo di Pedena, assisteva, nell' anno 804, al parlamento tenuto nella valle di Risano dai legati di Carlo Magno, circa i lamenti degl' istriani contro il duca Giovanni: questo vescovo il Kandler, per semplice congettura, nominò LORENZO Nè sino al 961 se ne trova alcun altro. Nel qual

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