Page images
PDF
EPUB

anno un FREDEBERTO si trovava con altri vescovi alla consecrazione del duomo di Parenzo, e questo medesimo anche nel 975 lo si vede commemorato in atti dei patriarchi aquilejesi. Poi si prosegue sino al 1002. Un atto, con cui Woldarico marchese dell'Istria disponeva di alcuni beni, ci mostra sottoscritto un Dei gratia petenensis episcopus; ma del suo nome cancellato dal tempo non si rileva, che l'ultima lettera 0: sicché non vi si può conghietturare chi fosse. Nel 1015, uno STEFANO era presente alla donazione di Giovanni patriarca di Aquileja al prevosto e ai canonici di santo Stefano di Cividale. WOLDARICO Vescovo di Pedena era, nel 1051, tra i vescovi che assistevano alla solenne consecrazione della basilica patriarcale di Aquileja. Nel 1079 è commemorato un Ezzo; nel 1085, un PIETRO, il quale si trovava presente al diploma, con cui il patriarca Woldarico donava al monastero belinese la chiesa e il monastero di san Giovanni di Tuba al Timavo.

Di altri due vescovi fin qui sconosciuti posso dare notizia: GOTPOLDO, che nel 1156 sottoscriveva ad un diploma del patriarca Pellegrino a favore del monastero di Mosacio: e CORRADO, che si trovava ad una donazione di alcune chiese, fatta dalla contessa Sofia il dì 18 giugno 1170, in Ecclesia 8. Mariae de Folina in Valle Mareni, in diocesi di Ceneda (4). Poi, nel 1475, trovasi il vescovo FEDERICO, commemorato in un diploma del patriarca Vodalrico, e nel 1176 presente alla donazione del predio di Mittelbach alla chiesa di Novacella in Tirolo, fatta da Engelberto conte di Gorizia. Quattro anni dopo, cioè, nel 1480, ci si mostra un vescovo PoPONE, testimonio ad un diploma del patriarca Goffredo; egli è commemorato anche nel 1188 in atti dell' arcidiaconato di Aquileja, della propositura di Cividale, dei monasteri mosacense e belinense. Fu protratto da taluni il pastorale governo di Popone sino all'anno 1220: ma cotesto prolungamento fu conseguenza dell' àvere ignorato i nomi di due vescovi successori di lui, dopo i quali venne un altro Popone, che toccò poi l'anno suindicato. I due vescovi furono, VIGARDO, di cui si trova memoria in un documento dell'archivio di Parenzo, appartenente all' anno 1200, indictione III, die vero VII intrante Octobri in Civilale Austriae etc. (2); e FEDERICO II, di cui trovasi memoria nei regesti del vescovato di Parenzo, dall'anno 1200

(1) Ved. Annal. Camald., tom. IV, Append.. pag. 32.

(2) Coleti, ms. ined, della marciana, col CLXVI della clas. IX, cart. 284 a tergo.

(1) Ved. il Coleti, luog. cit.

(2) Mss. Miscell. dall' Arch. di Udine.
(3) Ved. il Coleti, mss. ined. della Mar-

al 1203. Ed in quest'anno appunto 1203 s'incomincia a trovare menzione del vescovo POPONE II, cui, per la notizia dei due commemorati di sopra, non dobbiamo confondere col vescovo Popone del 1180. Di esso nel 1203 offrono memoria gli atti dell'archivio parentino, talvolta col nome di Popone e talvolta col nome di Pompeo; è nominato Popone anche nel 1215 e nel 1220. Quind' innanzi non si ha notizia che della somma desolazione, in cui trovavasi la chiesa pedenate. Essa nel 1238 era vacante e non contava più di un canonico. Gregorio IX, pontefice, pregato a sopprimerla ed a trasferirne la cattedra in Ortemburgo nella Carintia, chiedeva da Viterbo distinta relazione e prudente parere ai vescovi di Emonia e di Trieste. Tuttavolta non fu soppressa: continuò ad avere il suo vescovo. Ne occupava infatti la sede nel 4239, PIETRO II da Montemarte, il quale nel detto anno consecrava la chiesa di san Giovanni di Titignano nella diocesi di Orvieto. E dopo di lui sedeva vescovo di Pedena, nel 1253, ENRICO da Orsano, già prevosto di Cividale (1); a cui succedeva, nel seguente anno 1254, un OTONE, commemorato tra i personaggi, che fecero doni al monastero di Sittich nel Carnio. Nel 1265, n'era vescovo un VIXARDO; nel 1275, un BERNARDO, il quale consecrò due altari in Hams nel Tirolo ed ebbe onorevoli incarichi dal papa Nicolò IV. Troviamo, che nel 1295, il veSCOVO ULRICO fu scomunicato dal patriarca di Aquileja, per non avere obbedito a replicate citazioni di lui. Successore di questo fu il domenicano FB. ODORISIO Bertrami da sant' Apostolo, in diocesi di Orvieto, del quale non altro si sa, tranne che prima di essere vescovo era stato cappellano del cardinale Napoleone Orsini, e che nel 1310 viaggiando per recarsi in patria a rivedere i suoi fratelli, morì in Pola ed ivi fu sepolto presso i frati francescani. In quel medesimo anno gli si trova sostituito FR. ENOCH, eremita agostiniano; del quale si ha notizia sino dal 1515, per la consecrazione da lui celebrata della chiesa di santo Ambrogio di Montefalcone (2) ed in un documento dell' archivio di Oberburg (5) è ricordato sotto l'anno 1318. Egli per autorità del patriarca di Aquileja, segnata il dì 40 aprile 1522, aveva ottenuto licenza di trasferirsi per qualche giorno a Lubiana presso i religiosi del suo ordine dove anche mori. Dopo di lui ci si presenta, circa il 1324, il vescovo DOMITORE, che il Kandler nominò

:

ciana, cod. CLXVI della clas. IX lat., cart. 286 a tergo.

Demetrio: egli è commemorato in un atto di limitazione di confini, stabilito tra il conte d'Istria, il patriarca di Aquileja e la repubblica di Venezia. Quanto vivesse questo vescovo, non si sa: bensì nel 1559 la chiesa pedenate era vacante ed amministravala il prevosto di Pisino, il quale comparve in questa qualità al concilio di Aquileja. GUGLIELMO fu dipoi promosso alla vescovile dignità di Pedena, e vi moriva nel 1345. Nel qual anno medesimo il francescano FR. AMANZIO venivagli sostituito: ed anch'egli in questo stesso anno morì. Gli fu surrogato, nell'anno dopo, il domenicano FR. STANISLAO, altramente nominato Ladislao. In quest'anno stesso intervenne alla consecrazione della chiesa di san Giorgio in Pirano, il dì 24 aprile, ed inoltre nel dì medesimo concesse indulgenze alla chiesa di santo Stefano di Montona (1). Pochi anni egli visse; perciocchè a' 21 febbraro 1348 si trova promosso a questo vescovato DEMETRIO de' Matafori, arcidiacono di Zara sua patria: cinque anni dopo, fu trasferito al vescovato di Nona. E qui venne in sua vece, nello stesso anno 1555, NICOLÒ Cervicense; a cui, due anni dopo, successe PIETRO III, ignorato dall' Ughelli, e sfuggito d'occhio anche al Kandler. Di lui abbiamo notizia da un documento del di 20 aprile 1555, per cui, in qualità di legato apostolico, insieme con Bartolomeo vescovo di Traù, concedeva cinquanta giorni d'indulgenza alla confraternita di san Giambattista de' flagellanti, di Pirano (2). Poi, nel 1374, troviamo LORENZO II, il quale, in qualità di vicario, resse per alcun tempo la chiesa tergestina. Consecrò nel 1377, addi 12 aprile, l' altare di sant'Ilario a Capodistria (5). Sotto l'anno 1589 ci si offre memoria del Vescovo FR. PAOLO de' conti di Urbino, francescano, il quale fu assistente alla consecrazione della chiesa di san Francesco in Muggia, siccome ci assicura l'iscrizione collocatavi, la quale io recai nel narrare le vicende della chiesa triestina (4). Le schede inedite del Coleti ci mostrano vescovo di Pedena, nel 1590, un FR. ENRICO II, nè vi si dice di più. Nell'anno 15394, addi 14 febbraro, veniva promosso a questa sede FR. ANDREA Bono, da Caorle, il quale due anni dopo fu trasferito al vescovato Ágenense nelle isole di Candia. E qui, nell'anno stesso, venivagli sostituito l'agostiniano

(1) Ved. il Contarini, De episcopis ex ordine praedicator.ad Istr. eccl. assumpt., pag. 91, ove ne porta anche il documento. (2) Ved. il Coleti, luog. cit.

(3) Ne porta il documento il Coleti, tra le sue schede inedite.

(4) La registrò nelle sue schede ined. anche il Coleti, luog. cit., cart. 288.

[ocr errors]

FR. ENRICO III, de Wildenstein, già vescovo di Trieste, traslatato a questa chiesa dal papa Bonifazio IX, per le lagnanze del capitolo e del clero triestino, che l'accusavano di prodigalità: ne morì di crepacuore. Gli venne dietro, nel 1397, l'agostiniano FR. PAOLO II de Nostero, stiriano: egli, coi vescovi di Nona e di Emonia, consecrò gli altari nella chiesa di santa Maria de'servi in Venezia (1), il dì 9 dicembre 1444. GIOVANNI gli successe, il quale mori nel 1447: a cui, nel 1418, venne dietro l' agostiniano FR. GREGORIO, di Carintia. Era vescovo eletto di Pedena, nel 1450, un altro agostiniano FR. PAOLO III, ignoto all'Ughelli ed agli altri, che scrissero di questa chiesa. Di lui si ha notizia per una carta dell'archivio di Fiume, alla quale egli, col prete Ambrosio arcidiacono di Fiume, trovasi presente. Poi nel 1454 si ha notizia della morte del vescovo NICOLÒ II, commemorato dal Kandler sotto l'anno 1427.

Successore di Nicolò II, nell' anno stesso della morte di lui, sottentrò al governo della vedova chiesa il domenicano FR. PIETRO IV Giustiniano, nobile veneziano, priore del convento di san Domenico di Castello; amministratore, nel 1456, del monastero di san Salvatore di Venezia, ed apostolico visitatore della diocesi aquilejese. Nel tempo del suo pastorale governo, fu intruso al vescovato pedenate nel 1445 dall' antipapa Felice un Martino, ch'era parroco di Lubiana, e che ivi morì, undici anni dipoi, in quella stessa città, scomunicato dal pontefice Eugenio IV. Circa l'anno 1463, ci dà notizia il Kandler del vescovo CORRADO, cui dice essere stato " commendatario della prepositura di sant' Andrea al fiume Traisen nell'Austria, imperante Federico III. » Dopo di lui, troviamo nell' anno 1467, il vescovo MICHELE, mentovato nel libro tavolare della contea di Pisino; e nell'anno 1485, in un vecchio libro di conti, appartenente al vescovato di Pedena, si trova memoria del vescovo PASCASIO, colle seguenti parole (2): Anno Do. M.CCCC.LXXXV. Ind. III. die vero XIII. m. Maji. » Petenae in episcopatu R. Dni Paschasii episcopi Petinensis tunc tempo» ris consignati Fuccaci, seu regalia circa festum s. Crucis. In primis. dnus Bartholomaeus plebanus Gallignani dedit duodecim libras et duo⚫ decim agnos etc. » Questo vescovo era nativo di Gallignana, era stato arcidiacono e vicario di Pedena: fu sepolto in patria, ove anche se ne leggeva

[blocks in formation]

l'epigrafe sepolcrale. Ebbe successore, nel 1460, GIORGIO Maninger de Kirchberg, oriundo da nobile famiglia del Carnio di lui si hanno memorie anche nel 1492 e nel 1504 : quanto più oltre vivesse, non ci è noto. Bensi, nel 1545 gli si trova succeduto GIORGIO II Slatkoina, parroco, poi canonico, indi preposito di Lubiana: fu promosso al vescovato pedenate, conservando tuttavia la parrocchia, alla quale rinunziò nel 1517 soltanto. Sembra per altro, che in questo frattempo non sia stato che amministratore del vescovato, e poscia ne sia divenuto ordinario pastore. Nell'anno 1524 fu trasferito alla sede di Vienna nell' Austria: nel qual anno medesimo (e non già nel 1525 come notò l' Ughelli) gli fu sostituito sulla cattedra pedenate il frate NICOLÒ III Craiz, o Craizer, di nobile famiglia della Carintia. Che questo Nicolò infatti fosse vescovo di Pedena nel 1524, ce ne assicura l'iscrizione scolpitagli nel palazzo vescovile, a commemorazione dei lavori a sue spese eseguiti ; la quale iscrizione diceva:

[ocr errors]

M. D. XXIV.

NICOLAVS CRAIZ EPISCOPVS PETIN.
HOC AEDIFICIVM . . . . . FVNDAVIT.

Mori nel seguente anno 1525, il di primo di settembre: ed ebbe successore, nell'anno stesso, GIOVANNI II Barbo, nativo di Cosgliaco, pronipote del papa Paolo II. Era stato canonico di Trieste, e poi parroco di Hrenovizza, la qual parrocchia ritenne anche dopo la sua promozione al vescovato. Nel palazzo vescovile costruì la cappella intitolata a sant' Anna ed a san Giovanni Battlsta: lo attesta l'iscrizione scolpitavi :

B. ANNAE AC IOAN. BAPT. IOANNES BARBO

PETIN. EPVS. DICAVIT

Mori nel 1547, a' 16 gennaro, e fu sepolto nella sua cattedrale, ove se ne legge l'epigrafe:

« PreviousContinue »