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successo AURELIANO, od AURELIO, il quale trovavasi al concilio romano del papa Agatone. Dopo di lui, empiono il largo vuoto di quasi tre secoli i nove vescovi STAUBAZIO,

LORENZO,

GIULIANO,

DOMENICO,

ANTONIO,

PASSIVO,

FLENDEMANO,

ERIPERTO, ed

ANDREA. A questo troviamo sostituito di già, nel 961, il veSCOVO ADAMO, Sotto cui, nel detto anno, fu consecrata solennissimamente la cattedrale di Parenzo, rizzata a spese dell' imperatore Ottone II, in onore della Vergine Assunta. Ci assicura il recato documento, che da prima il titolare n'era stato genericamente santa Maria unitamente a san Mauro prete e martire, il quale sino al giorno d'oggi è il protettore primario della città e della diocesi, e del quale riposano in questa cattedrale le sacre spoglie. Di questa consecrazione è raccomandato, con apposita bolla del 956, il sacro rito dal pontefice Giovanni XII a Rodoaldo patriarca di Aquileja v'intervennero, oltre all' aquilejese metropolitano ed al diocesano vescovo Adamo, altri undici vescovi suffraganei.

Dopo Adamo, va collocato ANDREA II, di cui la più importante notizia si è, che sostenne lunga lite col patriarca di Aquileja, a cagione di Rovigno e di altri castelli usurpatigli; e che la lite fu decisa finalmente a favore di lui, nell'anno 1010, dal pontefice Sergio IV, conseguentemente alla decisione, che ne aveva pronunziato anche in addietro il papa Silvestro II, a cui Andrea era ricorso, Silvestro II ottenne il seggio pontificale nel 999; dunque intorno a quest' anno e fors' anche avanti, Andrea possedeva la sede parentina; e la possedeva altresì nel 1010: perchè a lui stesso è diretta la bolla di Sergio IV.

INGELBALDO, detto anche Sigimbuldo, e Sidipuldo, era vescovo nel 4045, e non nel 1005, come ci assicura la recata notizia del vescovo Andrea II. Egli nell' anno 1017 stipulava un contratto coi coloni di san Salvatore, circa un censo da pagarsi alla sua mensa vescovile (1). Ed in seguito visse

(1) Lo si trova nell' arch. di Parenzo sotto il num. XIII, e n' esiste copia tra le schede ined. del Coleti.

probabilmente qualche altro anno ancora, perchè del suo successore INGELMARO non si trova notizia che nell' anno 1028. La quale notizia ci viene conservata da un documento dell' archivio di Parenzo, col quale il vescovo Ingelmaro, od Engilmero, Nutu Dei aeterni regnante domino Conrado rom. imperatore anno IV regni ejus, die vero VII mensis Augusti, indict. XI, Christo gubernante omnia, donò al monastero di san Michele arcangelo, presso a Pola, ed al suo abate Giovanni, il monastero di san Cassiano martire esistente in Parenzo, e con esso tutte le appartenenze, giurisdizioni e possedimenti, quae sunt in contrada Montis Petrosi, scilicet inter viam Sclaviam, per quam imus Pisinum castrum, et viam per quam imus ad castrum sancti Laurentii etc. E questa carta in seguito fu sottoscritta e confermata di mano in mano da alquanti dei vescovi suoi successori, i cui nomi vi si leggono dopo la dichiarazione ed attestazione del notaro Giovanni, e sono così:

Ego Arpus episcopus sanctae Perentinae ecclesiae hanc cartulam firmavi.
Ego Ursus episcopus hanc cartam firmavi.

Ego Cadolus Parentinus episcopus hanc cartulam firmavi.
Ego Paganus episcopus Parentinus hanc cartulam firmavi
Fgo Gerongus Parentinns episcopus hanc cartulam firmavi.
Ego Vincentius Parentinus episcopus hanc cartulam firmavi.

I quali nomi, confrontati con quelli che si leggono nell' altro documento, già portato di sopra, del vescovo Eufrasio, ci fanno conoscere, che taluno lasciò di sottoscriverlo; come, per esempio Adelmano, che avrebbe dovuto aver luogo tra Orso e Cadolo; ed inoltre Bertoldo, che visse tra Pagano e Gerongo, altramente nominato anche Terongo; e finalmente Redemondo, che fu vescovo tra questo e Vincenzo. E l'ommissione appunto di questi nomi conferma la mia asserzione, che anche al documento di Eufrasio abbia tralasciato taluno di porre la sua sottoscrizione. Altra notizia si ha di Engilmaro, ed è, che nel 1037, XI kal. octobris, egli consecrò la chiesa del monastero di Althens, insieme con Berengero vescovo di Padova ed Eriberto vescovo di Eistet (1).

Successore di Engilmaro, possedeva la cattedra parentina, circa il 4045, ARPO, erroneamente detto Arno, a cui cinque anni dopo, era di già

(1) Ved. Hainius, Germania sacra, tom. I. pag. 247.

succeduto Orso; e nel 1055 viveva ALDEMANO, Come ci assicura il diploma di Enrico III, recato dall'Ughelli: nel quale diploma è necessario correggere di un quinquennio le note cronologiche, ed invece di leggervi l'anno X dell'impero, ed il XXI del regno di quel principe, vi si deve leggere l'anno V dell'impero ed il XVII del regno; perciocchè Enrico finì la sua vita nel dì 5 ottobre, dell' anno VI del suo impero, cosicchè non venne mai a numerare colla sua cifra l'anno XI dell'impero, nè il XXI del regno, In seguito furono successivamente vescovi di Parenzo; non ci è poi noto in quali anni; CADOLO e PAGANO. Nel 1114 lo era BERTOLDO, il quale era stato abate del monastero di san Nicolò del Lido, presso a Venezia, ed a quel suo monastero donava nel detto anno la chiesa di sant' Anastasio situata nell'isola, ch'è di rimpetto alla città di Parenzo (1). Dopo di lui, possedettero la santa sede parentina, in anni ignoti, i vescovi Gerongo, detto anche Terongo, REDEMONDO e VINCENZO. Del vescovo UBErto, che successe a questi, si ha notizia positiva sotto l'anno 1158, da un documento, per cui egli nell' indicato anno, die XXI exeunte Decembris, tem. Alex. Pp. et Frid. imp. in civitate Parentii, in ecclesia sancti Thomae apostoli, qui est in solemnitate ejusdem s. Thomae, praesente clero et toto populo Parentino, in solemni missa, comandava al prete Albino, scholarum magistro et gastaldioni parentine, di ristaurare la stessa chiesa di san Tommaso, pressochè crollante per vetustà.

All' anno 1474 appartengono le prime notizie, che si hanno del vescovo PIETRO, a cui si riferisce appunto il documento, che portò il Coleti, continuatore dell'Ughelli, nelle sue aggiunte: al quale documento per altro si devono aggiungere le parole ivi ommesse, ma esistenti nell' autografo, che si conserva nell' archivio di Parenzo: Auscultatam per me Julium Brusamolinum notarium Ravennae. Da altre carte di convenzione col comune di Orsera ci è fatto conoscere, che questo vescovo tuttora viveva il dì 6 marzo 1491. Di pochi anni perciò fu il pastorale governo di GIOVANNI II; perchè nel 1200 si trova la prima notizia del suo successore FULCHERIO: era questi, nel 1195, canonico di Cividale; e nel detto anno 1200, già vescovo di Parenzo, acconsentiva per mezzo di un suo deputato, ad una convenzione giuridica, concertata in Cividale dal patriarca di Aquileja Pellegrino, in qualità di arbitro, tra Alberto conte di Veselberth da una parte, e Guido

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(1) Lo sappiamo da Flaminio Cornaro, Eccl. Fen., tom. IV, pag. 99.

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da Muggia e Leonardo da Castel di Valle dall'altra, circa un feudo di donna Ricarda da Mantova, che lo aveva avuto dalla chiesa di Parenzo. Le note cronologiche di questa convenzione sono l'anno 1200, indictione III, die vero VII intrante Octob. in Civitate Austriae, in palatio patriarchali, in praesentia Pelinensis episcopi Vigardi, sancti Odelrici praepositi, Bernardi domini patriarchae cappellani et Eliae deputati episcopi Parentini. Si continua di poi a trovare notizie di lui negli atti dell'archivio, sotto gli anni 1205, 1204, 1210, 1211, 1245, 1214, 1216, per sentenze, o giudicati, od investiture od altro (1). Succedutogli sulla cattedra parentina, e tuttora colla qualificazione di eletto, si trova, nell' anno 1219, ADELPERTO, che in quell'anno appunto raccoglieva in serie i nomi di tutti i cittadini di Parenzo che possedevano in enfiteusi, beni della sua chiesa. Egli poi, anzichè confermare colla sua sottoscrizione, come avevano fatto i predecessori suoi, la carta del vescovo Eufrasio, da me inserita nelle pagine addietro (2); stimò opportuno il rinnovarla, a cagione della sua somma vecchiezza, assicurandone così l'autenticità e l'esistenza anche per i secoli futuri. Vi premise per più solenne attestazione ed autenticità la testimonianza, che qui trascrivo :

»

« In noe Patris et Filii et Spiritus Sancti Amen. Nos quidem Adalber»tus Dei gratia Parentinus episcopus universis notum fieri cupimus, tam » praesentibus quam futuris, quod videntes et considerantes privilegium piae recordationis Euphrasii praedecessoris nostri et aliorum praedeces» sorum nostrorum vetustate consumptum, ne ecclesia Parentina vel ipsum capitulum parentinum in posterum suo jure vel dignitate privaretur, au» xiliante Domino ipsum privilegium bona fide renovare fecimus, ut etiam >> habetur in isto, ita continebatur in illo. In nomine Patris etc. » E qui segue tutto il documento, con tutte le sottoscrizioni dei vescovi successori. Poscia Adelperto vi aggiunse la seguente dichiarazione:

(1) Ne portò più estese notizie il Coleti nelle sue schede inedite, tra i ms, della Mar

« Nos D. G. Adelpertus Parentinus episcopus ad honorem Dei et B. » Mauri martyris et aliorum SS. et ad petitionem capituli Parentini, et con» silio et voluntate mag. Philippi apostolicae sedis subdelegati, statuimus » et ordinamus, quod in ecclesia parentina debeant esse decem praeben» darii omnes, nec numerus praebendariorum augeatur vel minuatur. Sed

ciana, cod. CLXV della clas. IX, cart. 219
e seg.
(2) Pag. 782.

» si quis ex fratribus obierit, alius loco ipsius subrogetur et substituatur. » Volumus etiam et praecipimus districte, quod canonici parentini debeant >> residere in ecclesia parentina et fruere praebendas suas, et habere eas » quiete et pacifice. Iterato, prout in isto privilegio habetur, confirmamus ipsis canonicis parentinis omnes decimas de omnibus habitatoribus parentinae civitatis ubique terras vel vineas laborant. Insuper volumus, disponimus et ordinamus, et confirmamus, quod praedicti canonici pa»rentini habeant decimas de omni territorio parentino, tam de vineis, » quam de agris cultis. Iterato modo volumus et praecipimus, quod si » canonicus parentinus obierit a festo sancti Michaelis usque ad aliud festum, tertia pars illius praebendae ad restaurationem ecclesiae detur, » duae partes consortio capituli dentur pro anima sua. Et si quis ausu >> temerario contra hanc nostram constitutionem et ordinationem vellet » venire etc. maledictionem etc.

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» Nos quidem Bertoldus D. G. S. Aquilejen. ecclesiae patriarcha, nec » non Istriae atque Carnioliae marchio, ad petitionem ejusdem ecclesiae » parentinae, privilegium ipsius capituli confirmamus et in signum nostrae » confirmationis ipsum privilegium nostro sigillo signari jussimus. Actum » in civitate Parentina feliciter, tempore quo Fridericus puer Rom. impe» rium regebat, ann. Domini M.CC.XXII. Indict. X. die VII exeunte mense >> Januarii etc. »

Questo medesimo Adelperto vescovo è commemorato in altri atti del 1225, del 1226, ove lo si trova nominato Adalperio, del 1237 e del 1240. In quest'anno, con solenne documento, Actum Parentii, in palatio episcopali, anno Domini M.CC.XL. Indict. XIII, die VIII exeunte Januario, donò a Manfredo e Gerardo ad uso di ospitale il monastero di san Giovanni del Prato, ch' era stato abbandonato intieramente dai monaci (1): ed è questo l'ultimo documento, che si conosca, di lui. Nell'anno 1245 eragli successo di già PAGANO II, del quale conosconsi in questo medesimo anno più atti; in tutti figura colla qualificazione di eletto. Egli figura eziandio in atti del patriarcato aquilejese, nel 1246, die XII intrante Martio (2). Del suo successore, che fu GIOVANNI III, non si comincia a trovare notizia che nel 1249, addì 12 dicembre, quando ricevette il giuramento di fedeltà da

(1) L'intiero documento si trova trascritto tra le schede inedite del Coleti, cod. CLXV, cart. 221 a tergo.

(2) Ved. le schede del Coleti, luog. cit.,

carl. 222.

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