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la molta pochezza che in me sento, rinfrancherassi pel benefico raggio di quella luce, che la M. V. cotanto nobilmente spande sui cultori delle scienze e delle arti belle.

Umilissimo Obbidientissimo Fedelissimo Suddito

GUSTAVO AVOGADRO.

PREFAZIONE

Præcipuum munus annalium reor ne virtutes sileant, neque pravis dictis factisque ex posteritate et infamia metus sit.

TACITO

Imprendo a scrivere la storia della celebre Abbazia di S. Michele della Chiusa, detta con altri nomi la Sacra di S. Michele, l'Abbazia della Stella, Capo d' Ordine, una principalissima fra le primarie Badie Italiane dell'ordine Benedettino. In sul finire del secolo decimo per opra di nobil gentiluomo d'Alvernia, Ugone Marino detto lo Sdruscito, surse ella bellamente in vetta all'alto monte Pirchiriano nella valle di Susa.

Fatti illustri, gloriose azioni, eminenti virtù brillarono, sin dai primi anni della fondazione, nei mo

naci a S. Michele stanziati, e la fama loro fu parecchi

secoli durevole nella scuola che per tanti anni in questo Monastero si tenne di ogni genere di letteratura a quei secoli conosciuta, ma più ancora nel costante esercizio d'ogni virtù più bella. È bensì vero che andossi col progresso del tempo la gloria dei monaci Clusini offuscando anzi estinguendo, ma è questa la comune sorte delle cose tutte umane che stabili essere

non ponno.

·Ben sapendo che la storia, come guida e maestra degli uomini nella ricerca della verità e come elemento di miglior modo di vivere, non che di filosofico pensare, vuol essere in ogni sua parte assolutamente sincera e a fatti certi ed inconcussi appoggiata; così nello scrivere fu ognora mia norma costante di tributare bensì il meritato encomio alla virtù, ma di non tacere neanche di abbominare il vizio. Le stragi, le rapine e i sacchi a cui andò la Badía soggetta, avendo messo tutto a soqquadro l'archivio del monastero, perduti i diplomi, abbruciate le carte, ne venne di conseguenza che incagliato più d'una volta mi trovai per difetto di fonti sicure dalle quali ricavar sincere le notizie. Ciò nullameno anche fra queste pastoje scrupolosamente mi attenni solamente a quanto sinceramente constavami come vero e reale, sia dai documenti esistenti nei Regii archivi di Corte, i quali mi furono per bontà sovrana, larga proteggitrice degli

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studii di patria storia aperti, sia dagli scrittori contemporanei, ovvero dai cronisti; scevrando però anche in essi colla più severa critica il vero dal falso.

Mia usanza è sempre stata di non gittarmi a prendere la penna per lasciare in memoria veruno dei tanti abati de'quali scrivo nella presente istoria, prima di leggere con pazientissima diligenza quanto v'era di possibile a rinvenirsi dell'attenentesi a' fatti loro: e ciò non correndo coll'occhio, come a null' altro fine che d'apparecchiare e compartir la materia di che valermi: ma per istabilire meco stesso di tutta intiera la vita e delle parti d'essa, e della maggiore o minor perfezione di questa o di quella virtù, quel più fedele ed adeguato giudicio che dalle allegazioni e prove, come suol dirsi, mi parea da formarsi. Così soddisfatto a me stesso, mi costituiva in mente la misura allo scriverne per modo che fossi certo di non far io un originale da me, ma un ritratto: cui è fallo inescusabile così il farlo migliore, come peggiore del naturale: perocchè tanto non riesce vero nell' uno, come nell' altro.

Siccome però il più delle volte una serie io non aveva di fatti continuati che fosse bastante messe per continuare la storia, così mi sono allora servito di queste tronche sparse ed isolate notizie come di un punto centrale al quale richiamando la storia contemporanea

vestire in questo modo potessi di begli ornamenti ·quelle aride memorie e render meno ai lettori disgustosa la sterilità. Per tal effetto sembrerò sicuramente talvolta alquanto prolisso nel narrare, anche carico di troppi episodii e fuori di strada. I miei difetti li conosco e forse niuno meglio di me li avvisa dove sono; ma è una gran difficoltà d'altronde scrivere la storia di circa mille anni di un Monastero che tanta parte prese alle politiche mutazioni a cui andarono soggetti la Casa di Savoja, i principi di Acaja signori del Piemonte e con essi i marchesi di Monferrato, i marchesi di Saluzzo, i Visconti e simili, senza inceppare nella loro storia, senza derivar da que' gran fonti qualche po' d'acqua per l'umile mio ruscelletto. Comunque però io sarò già abbastanza pago se cosa inutile addirittura non avrò fatto, e se col metodo da me seguito avrò in qualche modo tolta la noja che ne sarebbe a chi legge derivata necessariamente dall' aridità delle materie trattate. Qualche descrizioncella mi cadde opportuna, e questa pure non ho dimenticata affine di fiorire un po' la mia storia. Ho per ultimo dato un cenno sull'autorità spirituale e temporale degli abati, sul loro governo e sui loro studi, e spero di non aver fatta cosa disaggradevole ai cultori della storia patria, e non totalmente infruttuosa alla storia dei Municipii Italiani. Compie il mio lavoro

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